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Luca Vilone non conosce limiti: dagli Eps fin dentro le carceri

Il giovane Luca Vilone inizia il percorso nel mondo del tennis nella scuola del nonno, continua a giocare finché non gli si pone davanti la barriera economica che contraddistingue questo ambiente, dove più sei bravo, più costa giocare. Dopo aver iniziato a limitare i tornei ai quali partecipa in Italia decide di continuare la formazione a tuttotondo laureandosi all'Isef.

Per dare una mano al proprio mantenimento cerca un lavoretto e entra a far parte di un progetto realizzato dalla Uisp a Napoli, nel quale si portava il gioco del tennis nelle carceri, sull'isola di Nisida. Dopo aver riqualificato il campo per iniziare ad allenare, si trova davanti ragazzi dell'età compresa tra i 14 e i 22 anni con capacità motorie eccezionali. Principalmente hanno dimostrato l'interesse di mettersi in competizione e partecipare ai tornei interni con premi costituiti da barrette di cioccolata e simili. Luca ad un certo punto conosce Alberto Castellani, che si entusiasma del progetto e vuole prendervi parte portando con sé anche due giocatori. Si riesce anche a preparare un ragazzo per portarlo fuori dalla detenzione a partecipare a tornei ed entrare in classifica, per lo meno finché non è stato terminato il progetto.

Per caso Luca scopre l'Endas e si fa avanti, ottenendo il ruolo di referente del tennis per l'Italia: istituisce comitati regionali e delinea gli accordi con Federtennis: come Eps si occupano esclusivamente di promozione e divulgazione della base motoria, lasciando l'agonismo alle federazioni competenti.



Volete riascoltare l'intervista? È disponibile a questo link



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