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La guerriera Giulia Pairone: «Chiedere aiuto è un atto di grande forza»

Giulia Pairone si collega dagli Stati Uniti, direttamente dalla University of Michigan nella quale studia e si allena. Da piccola ha provato molti sport, dal triathlon alla ginnastica artistica, passando anche per il calcio, fino a scegliere la disciplina che le era più vicina: sua madre infatti gestiva un circolo di tennis. La scelta definitiva l'ha fatta dopo aver sviluppato capacità coordinative diversificate, a dodici anni. Durante gli Juniores già ha partecipato ai quattro tornei del Grande Slam, accompagnata dal coach Stefano Dolce.

A causa di un problema alla tiroide per un periodo si allontana dal gioco, riuscendo – data la stanchezza che la debilitazione le causava – ad allenarsi al massimo un'ora al giorno. Dopo essersi ripresa torna a giocare per poi trovarsi davanti ad un blocco ancora più grande: Giulia inizia a soffrire di attacchi di panico e dimostra tutto il suo coraggio chiedendo aiuto. Si affida a una psicoterapeuta che risulta fondamentale per poter rientrare in campo.

E riparte benissimo, valuta la possibilità di allenarsi in America e passa un periodo di giorni da Claudio Pistolesi per vedere come ci si trova sui campi statunitensi. Decide dunque di partire e si reca in Arkansas a studiare psicologia, dove passa un primo periodo per poi spostarsi nel Michigan. Una differenza con gli allenamenti in Italia consiste nel lavoro minore sulla tecnica a favore del fisico. Poi principalmente il grande cambiamento consta nel vedere il tennis come un gioco di squadra, muovendosi in dodici atleti nei campionati University: non si gioca solo per sé stessi, ma per i compagni e il proprio college.

Al college la giornata si divide in mattina in aula, pomeriggio sui campi e sera dedicata allo studio: gli atleti non ricevono favoritismi, si deve lavorare anche sui libri. Si riceve un aiuto con appelli d'esame solo se ci sono delle competizioni in corso, come un tour negli Stati Uniti. Le strutture che si incontrano sono enormi, fino a 22 campi e ai tornei si vedono fino a 500 spettatori. I college cercano spesso giocatori di tennis europei, avendo una buona preparazione garantiscono uno standard più alto.

Giulia consiglia a tutti i giovani che stanno valutando questa possibilità di fare questo salto oltre oceano. Il modello che usano in America non è esportabile in Italia, visti il metodo universitario e disponibilità economica degli istituti. I giovani italiani devono sostanzialmente scegliere se studiare o giocare, mentre negli USA è possibile fare entrambi.



Volete riascoltare l'intervista? È disponibile a questo link



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